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MooM

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Year: 2009

 

Design: Giovanni Alessi Anghini

 

Manufacturer: ALESSI

 

Status: in production

 

MooM è stato il secondo esperimento, nato nel 2009 ma probabilmente lasciato a marinare molti anni.

L’occasione è arrivata quando un marchio che opera nel settore dell’alimentare mi ha chiesto di progettare degli oggetti legati al loro specifico mercato ovvero a quel cibo che si consuma velocemente, senza un vero e proprio rituale del pranzo o della cena.

Quest’argomento da subito è risultato interessantissimo, proprio perché rappresenta concretamente uno di quei fenomeni culturali che stanno caratterizzando (e hanno caratterizzato) questo decennio.

 

Ho cominciato ad osservare e a studiare tutti quei comportamenti e rituali che oramai erano diventati miei durante gli anni dell’universit� .

Fino a poco tempo prima, ero abituato a trascorrere i pranzi e le cene in compagnia dei miei genitori e dei miei tre fratelli, tutti attorno ad un tavolo, a chiacchierare - o meglio a giocare con le chiacchiere e gli argomenti del momento, (in realt� le chiacchiere erano e sono utilizzate per costruire contenuti ancora oggi).

 

Questo tipo di comportamento è un rituale che mi appartiene come imprinting famigliare ma soprattutto credo sia tipico della cultura italiana.

Il momento del pasto è un momento importantissimo, attorno ad esso si consumano gioie, preoccupazioni, equilibri di relazioni, giochi.

Insomma è ancora adesso uno di quei momenti magici che ci riproponiamo appena possibile. (Dato che sia io che I miei 3 fratelli siamo continuamente in movimento e purtroppo abbiamo sempre meno occasioni di trovarci tutti assieme sul Lago Maggiore…)

 

Quando sono andato via di casa per studiare, all’et� di sedici anni, mi sono trovato catapultato nel mondo degli adulti, o meglio, nel mondo dei rituali adulti, cioè di pranzi e cene fugaci, di rapporti umani molto più complessi di quelli a cui ero abituato.

 

A volte mancava la figura materna, che nella nostra famiglia è in grado di concentrare questi valori di condivisione e attorno alla quale tutti questi riti e relazioni si costruiscono.

Mi trovavo a pranzare e cenare solo o con amici, ormai non più seduto ad un tavolo, ma sul divano o per terra, magari guardando la televisione o il panorama fuori dalle finestre.

 

La proposta di ragionare attorno ad un argomento cosi culturalmente complesso e caratterizzante è stata l’occasione per provare a tradurre con un pizzico di ironia e di irriverenza l’evoluzione di questo fenomeno.

È stato a questo punto che ho pensato di progettare una ciotola, che fosse però in grado di sostenere un bicchiere di vino, o magari, come nei primi schizzi, un porta candela, mettendomi nelle condizione di recuperare la poesia e il romanzo del pasto, sempre mangiando in piedi o seduto, sempre sognando conversazioni o posti dove andare, ma questa volta a lume di candela, e con un buon bicchiere di vino rosso…

 

I codici estetici che in seguito ho deciso di utilizzare dovevano chiaramente essere l’anticamera di quell’esperienza, dovevano in qualche modo riuscire a traghettare ed amplificare questo mio pensiero nella memoria (nella mia memoria per lo meno…), per questo decisi che l’utilizzo di codici materni, di riferimenti a forme organiche e tipicamente riconducibili alle mamme (tutte le mamme!) potevano essere il terreno di sperimentazione formale…

 

Così decisi, e mi buttai in quest’avventura con questo nuovo oggetto, nomade e atipico, ma con un forte potenziale poetico…